La trafilatura

Una volta lavorato il metallo con il laminatoio a filo e avendo ottenuto dal lingotto un filo dallo spessore uniforme, detto anche verghetta, quest’ultima viene appuntita in modo tale da permetterne l’inserimento nella trafila prescelta. Le trafile, di cui esistono numerosi esemplari, sono piastre di acciaio temprato caratterizzate da fori di diverse tipologie e misure.

Per quanto riguarda il mondo antico, in tempi recenti è stata riconosciuta una trafila etrusca proveniente dagli scavi archeologici della città di Marzabotto ed ora conservata nell’omonimo Museo Nazionale Etrusco, in provincia di Bologna. Si tratta di un oggetto in scisto, una pietra che si può trovare, anche se molto raramente, sulle alture bolognesi. Il riconoscimento di tale manufatto da parte di Adelmo Garuti ha permesso di aggiungere un ulteriore tassello alle conoscenze moderne sull’oreficeria etrusca, che da sempre ha affascinato gli studiosi della materia, ma anche gli appassionati di oreficeria in genere, per la bellezza degli oggetti realizzati e visibili ancora oggi nelle collezioni museali di tutto il mondo.

 

Tre immagini della riproduzione della trafila di Marzabotto, realizzata da Adelmo Garuti

 

Tra gli esemplari più antichi della Collezione vi sono tre trafile realizzate a mano e datate rispettivamente 1817 (la prima nella fografia in basso), 1826 e 1839 (ritratte assieme nella fotografia successiva). Tutte e tre, in special modo la prima, che è il pezzo datato più antico della collezione, sono assai rilevanti, per fattura e per la specialissima testimonianza che offrono relativamente agli artigiani da cui sono state realizzate. Per quanto riguarda, invece, le trafile realizzate industrialmente quelle presenti in maggior numero nella Collezione sono state realizzate dalla ditta G. B. MINO & Figli di Alessandria. Ciascuna è marchiata con il nome della ditta e può riportare anche l’anno di fabbricazione.

La prima, in alto (numerata 1)
E’ stata realizzata a mano dall’orefice Pier Paolo Casagrandi, come riportato nella fascia superiore
1817

In basso:

3 trafile G. B. Mino e Figli

 

Altri due esempi di trafile più antiche presenti nella Collezione Garuti
Realizzate a mano dagli orefici, riportano la data di fabbricazione e le iniziali degli artigiani
1826 e 1839
Provenienza: donazione di R. Venturi e O. Cavalieri

 

 

Serie di trafile montate su apposito sostegno
Utilizzate per ottenere fili di diverse sezioni
Periodo: primi del XX secolo
Produttore: G. B. MINO & Figli – Alessandria – Italia
Provenienza: acquisizione da B. Bottazzi, rigattiere in Parma, da Valenza

 

I fori sono disposi su ciascuna piastra partendo dal diametro maggiore a quello minore, diminuendo progressivamente in modo tale da lavorare agevolmente il materiale. Una volta inserita, la verghetta è afferrata saldamente con una tenaglia mentre viene fatta passare attraverso i fori fino a che non raggiunge lo spessore desiderato. Per trafile di dimensioni medio piccole questo procedimento può essere eseguito manualmente.

 

 

Morsa a muro per bloccare trafile (30 x 85 cm)
Impiegata per bloccare una trafila e procedere manualmente alla trafilatura
Periodo: fine XIX secolo
Produttore: G. B. MINO & Figli – Alessandria – Italia
Provenienza: acquisizione da B. Bottazzi, rigattiere in Parma, da Valenza

 

 

Clicca qui per vedere il video della trafila su morsa a muro

 

 

Nel caso di una trafila dai fori molto ampi sarebbe difficoltoso, se non impossibile, procedere manualmente. Per questo solitamente sono impiegati degli argani, chiamati in gergo anche tirelli, che fungono da banchi a trafilare o da tira-fili e che permettono di compiere questo tipo di lavorazione.

 

 

Clicca qui per vedere il video della trafila manuale

 

 

Per l’età moderna l’utilizzo di tira-fili è noto all’incirca dal Cinquecento, un esempio di come tali strumenti funzionassero è illustrato nella galleria virtuale del Museé National de La Renaissance di Écouen. Nei tira-fili d’epoca recente solitamente è indicato l’anno di fabbricazione e il nome della ditta produttrice, che permettono così di datarli con sicurezza e di farci conoscere il centro di provenienza.

 

 

Tira-fili in legno e canapa (210 x 105 cm)
Argano usato per trafilare fili in misure non ottenibili con la sola forza delle braccia
Periodo: inizio XIX secolo
Bologna
Provenienza: donazione di L. De Maria, orafo in Bologna, dal laboratorio orafo di F. De Maria, orafo in Bologna

 

 

Tira-fili in legno e canapa (188 x 110 cm)
Argano usato per trafilare fili in misure non ottenibili con la sola forza delle braccia
Periodo: metà XIX secolo
Bologna
Provenienza: donazione di A. Andreoli, orafo in Bologna, dal laboratorio orafo di E Andreoli, orafo in Bologna

 

 

Tira-fili in legno, ghisa e catena d’acciaio (170 x 93 cm)
Argano usato per trafilare fili in misure non ottenibili con la sola forza delle braccia
Periodo: inizio XX secolo
Produttore: G. B. MINO & Figli – Alessandria – Italia
Provenienza: donazione di M. Roda, orafo in Bologna, da ditta Guidi

 

Una volta ottenuto il filo o i fili desiderati, essi possono essere avvolti e/o attorciliati tra loro impiegando uno degli strumenti specifici per questo tipo di azione: il torcifilo. Esso è un derivato dall’avvolgitore ma molto più semplificato – tutt’ora in uso – che aveva la funzione di avvolgere un sottile filo di ferro attorno ad una canna, per poterla curvare senza danneggiarla. Di seguito una serie di avvolgitori e, a seguire, un torcifilo da essi derivato.

 

Avvolgitori
Impiegati per arrotolare un sottile filo di ferro attorno ad una canna con anima in rame, senza saldatura, ed evitare che questa si deformi con la curvatura
Periodo: fine XIX secolo
  Italia
Provenienza: donazioni di G. Tozzi, S. Degiovannini, O. Cavalieri, orafi in Bologna

 

 

Torcifilo
Impiegato per attorciliare due o più fili tra loro
Periodo: inizio XX secolo
Produttore: G. B. MINO & Figli – Alessandria – Italia
Provenienza: donazione di W. Serra, demolitore in Valenza

 

 

 

 << SEZIONE PRECEDENTE   SEZIONE SUCCESSIVA>>