Il tornio a pantografo

Il tornio a pantografo è un macchinario raro e non strettamente collegato alla attività orafa [1].

La sua origine è francese, e risale circa alla seconda metà del XIX secolo. I primi esemplari sono in bronzo, ghisa e legno.

L’impiego di questo particolare tornio è nelle le zecche, per la coniazione delle monete, mentre nell’ambito dell’oreficeria esso era utilizzato principalmente per realizzare medaglie di vario tipo.

Prima di utilizzare questo strumento è necessario realizzare un modello scultoreo in creta del soggetto che si intende riportare con il pantografo, privo di sottosquadri. In alternativa si utilizza un calco in gesso dell’originale che si intende riprodurre, di dimensioni di molto maggiori rispetto al punzone che si vuole realizzare, al fine di ottenere un’alta definizione dei dettagli del punzone stesso.

Il modello di partenza viene fissato su di un apposito supporto che ruota lentamente mentre una punta di metallo ne “legge” la superficie sfiorandola appena senza danneggiarla,  grazie ad un semplice ma efficace sistema di pesi e contrappesi. All’altra estremità del tornio a pantografo viene bloccato in un mandrino a pinza,  un cilindretto d’acciaio – che diventerà il punzone finito – e che ruota in rapporto alla rotazione del modello, percorso da una punta rotante che ne fresa la superficie dando luogo alla riproduzione ridotta, nella scala voluta, del modello. Con un solo modello è possibile realizzare una serie di punzoni di diverse dimensioni. Una volta ottenuto il punzone, prima di essere utilizzato, viene temprato.

Per realizzare una matrice con impronta negativa bisogna imprimere con forza il punzone con pressa o bilanciere in un cilindretto precedentemente reso incandescente.

Per medaglie di misura superiore a circa 40 mm, oppure prodotte in numero limitato, si ricorreva alla fusione di un modello in cera – eventualmente ritoccato dopo la fusione – fino ad ottenere splendidi esempi di medaglie, come quella in collezione realizzata in occasione della 1° Esposizione di Arte Decorativa, tenutasi a Bologna nel gennaio del 1907 (nella foto sottostante).

 

Questa medaglia fu consegnata alla Ditta Oreste Beccucci, che aveva partecipato alla Esposizione presentando prodotti nel settore degli astucci di cui era leader mondiale, utilizzati per articoli di oreficeria, orologeria e medaglistica.

 

 

 

[1] testo riassunto da: Un attrezzo raro della collezione dell’orafo Adelmo Garuti: il tornio a pantografo, G. L. Calzoni, A. Garuti, in Al Sȃs 32, anno XVI – I semestre 2015, pp. 73-78

 

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