Marchi di identificazione

In base alla Legge del Marchio di fabbricazione, in vigore dal febbraio 1934,  (che abrogava quella precedente del maggio 1872), i fabbricanti avevano l’obbligo di punzonare i metalli preziosi, utilizzando un apposito punzone in acciaio fornito dalla Zecca di Stato, tramite l’Ufficio metrico.

Il punzone riportava un numero progressivo e la sigla della provincia di appartenenza: ad esempio la ditta Guidi era “2 BO” essendo stata la seconda a richiedere il marchio, mentre l’argenteria Clementi di Casalecchio (punzone “1 BO”) fu la prima a richiederlo. Il punzone era costituito da un esagono schiacciato dove veniva riportato un numero progressivo seguito dalla sigla BO, per la provincia di Bologna.

Il marchio di fabbricazione di Adelmo Garuti, prima della cessazione della attività, era ad esempio 253BO.

Il marchio di fabbricazione viene collocato vicino ad un rombo che riporta all’interno un numero, ad esempio 750, oppure 333, e garantisce in millesimi d’oro il titolo dell’oggetto[1].

 

 

[1] Sintesi tratta da: “La collezione degli antichi strumenti dell’orafo Adelmo Garuti: il “ghiglioscè”, A. Garuti, G. L. Calzoni, in Al Sȃs 30, anno XV – II semestre 2014, pp. 97-100

 

 

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