Il Ghiglioscè

Un particolare strumento da incisione è il “Ghiglioscè”, la cui origine risale al 1773.

Per l’importanza rivestita da questo particolare strumento, nel 2007 esso è stato dichiarato tesoro nazionale in Francia e acquisito dalle collezioni della reggia di Versailles. La parola Ghiglioscè è il frutto dell’italianizzazione dalla parola francese guillocher, ed è così che questo macchinario è conosciuto ancora oggi. L’unica modifica a questo nome, infatti, è stata operata solo durante il fascismo, quando il macchinario fu ribattezzato “macchina per arabeschi”.

Ghiglioscè (148 x 108)
Periodo: metà XIX secolo
Produttore: Augehsteh & Stahl – Germania
Provenienza: donazione di M. Roda, orafo in Bologna, da ditta Guidi

 

Il Ghiglioscè può essere sia un particolare motivo decorativo fine a sé stesso o essere eseguito per ottenere un fondo adatto alla stesura di smalti trasparenti. Questa lavorazione conferisce agli oggetti un particolare effetto ottico generato dalla luce che, attraverso lo strato di smalto, si riflette sul disegno animandolo. A differenza di quella ottenuta al pantografo, questa incisione è completamente frutto dell’abilità dell’orafo che, con mano esperta, imprime al manufatto la sua tecnica personale.

In questa macchina un dispositivo funge da guida seguendo un modello di linee denominato “patrone” (dima), mentre l’operatore dal canto suo esercita una maggiore o minore pressione che porta ad un solco più o meno profondo sulla superficie metallica e quindi, in alcuni casi, ad un effetto decorativo e ottico di vera e propria prospettiva.

Nella Collezione Garuti è custodita una rarissima e importantissima macchina per Ghiglioscè a funzionamento lineare, realizzata nella seconda metà del XIX secolo.

Come molti altri manufatti, anch’essa è stata recuperata dalla ditta Guidi, alla fine della sua attività.

La macchina è dotata di una lunga vite senza fine e di una serie di viti a manovella e cremagliere per piccoli spostamenti, il tutto messo in trazione da appositi pesi.

Importanti produttori di preziosi come Cartier, Fabergè e altri hanno fatto largo uso del Ghiglioscè per i loro prodotti come scatole, portacipria, cornici, svegliette e le famose uova.

Adelmo Garuti possiede un portasigarette in oro completamente decorato in esterno ed interno che fu certamente realizzato proprio con questa macchina, presso la ditta Guidi. All’interno del portasigarette, però, è presente il marchio di identificazione “33BO” della bottega che lo ha realizzato e riferibile alla Ditta di Michelangelo Veronesi di via Caprerie 1 a Bologna. Questo fatto si spiega perché la ditta Guidi (che aveva un altro marchio) lavorava anche per conto terzi, compresa la sopracitata ditta di Veronesi.

Una curiosità è rappresentata dal piccolo simbolo di fascio littorio presente nel marchio della bottega tra il numero 33 e la sigla BO. Si tratta di una consuetudine in atto durante il fascismo, che permette oggi di collocare cronologicamente questo manufatto. Oggi questo simbolo è stato sostituito da una stella.

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