La ditta G. B. Mino & Figli

La ditta G. B. Mino & Figli, fondata da Giovanni Battista Mino nel 1840 ad Alessandria, è stata la realtà italiana di riferimento nel campo della produzione di laminatoi e macchinari per orefici per più di un secolo.

Più del 90% dei laminatoi conservati all’interno della Collezione Garuti sono marchiati G. B. Mino & Figli, spesso con l’indicazione dell’anno di produzione, circostanza che ci permette di seguire e ricostruire per tappe la storia e l’evoluzione di questi strumenti.

Gli oggetti marcati Mino consistono in trafile, tirelli e laminatoi a cilindri che abbracciano un arco cronologico vasto che va dal 1848 agli anni ’50 del XX secolo. I laminatoi, poi, potevano essere di dimensioni differenti. Vi sono quelli considerati “portabili” e dotati di eleganti basi in ghisa o metallo fino a quelli di dimensioni talmente rilevanti da poter essere spostati solo grazie all’ausilio di argani speciali.

Ed è a due di questi mastodontici esemplari che appartengono due targhe oggi conservate nella Collezione Garuti e provenienti dalla ditta Guidi di Bologna. In ciascuna di esse sono riportati, oltre al marchio di fabbrica, le specifiche dei macchinari e l’anno di collaudo, per entrambi il 1951.

Durante il lungo corso della sua storia la G.B. MINO & Figli ricevette numerosi riconoscimenti.

In occasione dell’Esposizione Generale Italiana, tenutasi in Torino nel 1884, venne insignita, in qualità di espositore, ed in relazione alla Sezione XVIII di ingegneria e meccanica industriale, della Medaglia d’oro (Municipio di Alessandria), con la seguente menzione “Per la loro specialità nella costruzione di cilindri da laminatoi per oreficieria (sic) e per altre macchine destinate alla piccola industria[1].

Un’altra menzione della ditta si ritrova nel Foglio di Supplemento alla “Gazzetta Ufficiale” n. 241 di lunedì 17 ottobre 1910, emesso per conto dell’Ufficio della Proprietà Industriale, facente capo al Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, nel quale si elencano gli “attestati di privativa industriale, di prolungamento, completivi, d’importazione e di riduzione…” rilasciati nel marzo dello stesso anno.

In questo caso tale menzione riguarda “Mino Teresio, fu Carlo ad Alessandria…” per la “macchina a fare punte in pochi secondi senza spreco o consumo di metallo specialmente adatta agli orefici[2].

Per il 1911, sempre nel Foglio di Supplemento della Gazzetta Ufficiale, alla data del 14 dicembre 1911, ritroviamo un riferimento alla ditta, in relazione agli attestati di privativa industriale: “Mino Teresio, ad Alessandria…” – con riferimento all’attestato rilasciato nel marzo 1910 – il cui “titolo del trovato” consisteva in “macchina a fare punte in pochi secondi senza spreco o consumo di metallo specialmente adatto agli orefici[3].

Un’altra menzione si riferisce al conferimento degli ordini Cavallereschi, riportato all’interno del supplemento ordinario numero 228 della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, uscito nell’ottobre 1938. In questo caso si fa riferimento al conferimento del titolo di Commendatore sempre a “Teresio Mino, industriale in Alessandria”, nell’Ordine della Corona d’Italia[4].

 

Tutti gli oggetti riconducibili alla Ditta G. B. Mino & Figli denotano una particolare attenzione non solo alla qualità e all’efficienza degli strumenti ma anche al design. Si tratta, nel caso dei laminatoi, di macchinari dalle linee semplici e pulite, non di banali strumenti da officina. Le basi su cui i piccoli laminatoi poggiano sono caratterizzate da proporzioni armoniose, che le fanno assomigliare più a supporti per oggetti di arredamento che a sostegni per strumenti da lavoro.

Anche questo aspetto indica l’attenzione al particolare, la cura e la passione profusi nella realizzazione di questi macchinari, che caratterizzavano così, con il loro stile sobrio ma elegante, le botteghe italiane ed europee in cui erano impiegati.

 

 

 

[1] Premi conferiti agli espositore secondo le deliberazioni della giuria, Esposizione generale Italiana in Torino – 1884, Torino, 1884, nota. 6058, p. 32

[2] Foglio di supplemento alla “Gazzetta ufficiale” n. 241, lunedì 17 ottobre 1910, Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Ufficio della proprietà industriale, p. 5.

[3] Foglio di supplemento alla “Gazzetta ufficiale” di giovedì 14 dicembre 1911, n. 290, Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio, Ufficio della proprietà intellettuale, p. 28.

[4] Supplemento ordinario alla “Gazzetta Ufficiale” n. 228 del 5 ottobre 1938 – XVI, parte prima, p. 12

 

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